Notiziario 8 22/08/2013 - Giordano cicli

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Notiziario 8 22/08/2013

A.S.D Cicli Giordano

Notiziario 08
22 agosto 2013


OLTRE AI PEDALI…
2.857 metri di quota, uno splendido Sole, in cielo nessuna nuvola, davanti a me il Golfo di Nizza, alle mie spalle intravedo nitidamente la bianca striscia del Gran Paradiso, alla mia sinistra il profilo del Monte Gelàs 3.143 mslm, alla mia destra il lato meno severo della Cima di Cougourda 2.921 mslm e tanta pace. Sono solo in punta alla Cima Ovest di Finestra 2.857 mslm e oggi, sabato 10 agosto è il mio primo giorno di ferie. Sono partito da San Giacomo di Entracque per raggiungere la Cima Ovest di Finestra, cima semplice e molto panoramica, per raggiungerla si risale interamente il Vallone del Gesso della Barra sino al Praiet, dove si erge, in posizione dominante sul pianoro, il rifugio Soria – Ellena. Dal bivio in fondo al pianoro si prosegue in direzione del Colle di Finestra 2.471 mslm, su questi sentieri molti ebrei cercarono rifugio dalle persecuzioni Naziste della Seconda Guerra Mondiale scendendo dalla Francia verso Valdieri e Borgo San Dalmazzo, ma la storia ci ricorda che molti trovarono la prigionia anziché la libertà. Poco oltre quota 2.000 mslm si tralascia il sentiero che a sinistra si inoltra nel Vallone della Maura e raggiunge l’omonimo laghetto per proseguire alla volta del diroccato ricovero militare Malariva che si intravede dal sentiero principale. Una volta raggiunto il valico e la casermetta in ottime condizioni che ricorda la dura vita dei militari in montagna, si scende per breve tratto in Francia ed in prossimità del primo tornante verso sinistra si abbandona il sentiero principale per seguire una traccia che contorna il dente roccioso il cui lato termina proprio sul colle. Si risale il faticoso ma breve pendio per guadagnare il crinale e risalire verso sinistra (obbligatoriamente) lungo lo spartiacque Italia – Francia. Si seguono gli ometti di pietre che dettano la direzione sino ad un piccolo balconcino erboso, da qui si scende a sinistra per brevissimo tratto sino all’imbocco di un franoso canale detritico proveniente da una piccola insellatura molto evidente. Si risale in canale alla meglio sino all’insellatura, da qui si seguono antiche tracce di presenza militare verso destra, si superano due ruderi, ormai poche pietre impilate, sino ad un evidente canalino alla base della cima, lo si risale seguendo la traccia e si sbuca poco sotto il segnale di vetta, lo si contorna ed in breve si è in punta. Dopo aver abbondantemente goduto del panorama ridiscendo alla volta del rifugio Soria - Ellena che sarà, per questa sera, la mia casa.
La sveglia suona alle 6:30, preparo lo zaino e mi avvio a fare colazione, il riposo è stato rigenerante come l’abbondante ed ottima cena della sera precedente preparata da Mary. Dopo aver mangiato indosso lo zaino e mi incammino sulla traccia secondaria che, partendo poco sopra la fontana all’ingresso del piazzalino antistante al rifugio, si inoltra nella gorgia della Maura e ne risale l’emissario dell’omonimo lago. Si seguono gli ometti di pietre sino al collegamento con il sentiero principale che risale il vallone della Maura, intanto il Sole sta sorgendo ed illumina la Cresta della Maura che culmina con la Punta Roccati 2.647 mslm. Si prosegue sul sentiero principale tralasciando prima la deviazione a sinistra per il Lago della Maura, poi la deviazione a destra per la Forcella Roccati. Dopo poco il sentiero si perde in un tratto rivoltato dalle piogge e dalle valanghe, si seguono allora gli ometti di pietre che dettano la direzione sino a ritrovare la traccia che risale in direzione Pera de Fener. Una volta raggiunto il pianoro pietroso di Pera de Fener a 2.698 mslm si calzano i ramponi, la neve è abbondante sotto la cima del Gelàs ed attraversa tutto questo versante sin quasi alla Cresta dei Ghiacciai che da qui si intravede. Si progredisce velocemente sino all’ultimo tratto dove neve dura ed inclinazione di circa 40 gradi fanno rallentare il passo. Superato questo tratto si torna sulla pietraia ed in breve si raggiunge, tramite percorso segnalato ed obbligato, la fune con le bandierine della Cresta dei Ghiacciai. Il panorama sempre ampio ed il cielo sereno danno un tocco di magia a questo posto. Con cautela si segue la cresta verso sinistra sino alla strettoia, Passaggio dei Ghiacciai, su cui culmina il sentierino proveniente dal Bivacco Moncalieri, sempre visibile dalla cresta. Si scende sino al bivacco che si trova su un poggio panoramico a 2.710 mslm. Ripreso il cammino seguendo i segni rossi che portano il sentiero a lambire il sottostante Lago Bianco del Gelàs a quota 2.549 mslm si segue l’indicazione per il Rifugio Federici – Marchesini al Pagarì. La traccia si sviluppa in quota in un ambiente solitario e altamente panoramico, si valica il Passo Soprano del Muraion 2.430 mslm e si segue il sentiero sino a raggiungere il rifugio Pagarì a 2.650 mslm. Gustata la Birra Pagarina prodotta dal gestore del rifugio, Aladar, mi godo il bel Sole che splende generoso su questo angolo di paradiso. L’abbondante cena proposta è condivisa tra scherzi e buon umore, la sera poi, tutti fuori a cercare stelle cadenti, viste in abbondanza in un cielo limpido. Come un battito d’ali arriva lunedì mattina, la sveglia suona alle 06:00, voglio vedere il sorgere del Sole che illumina la Maledìa. In 4 usciamo dal rifugio, il cielo è chiaro, poco dopo le 06:30 una sottile lama di luce illumina la vetta della montagna, sembra diventi incandescente, in pochi secondi tutta la verticale parete di roccia si colora di arancione, uno spettacolo, poi, gradualmente passa al suo naturale colore marrone chiaro. Dopo questo buon giorno rientriamo nel rifugio e consumiamo un’abbondante colazione. Preparato ed indossato lo zaino saluto Aladar e le persone che ho conosciuto e mi avvio verso valle seguendo il sentiero. Dopo alcune centinaia di metri, in prossimità di un tornante verso sinistra, si abbandona il sentiero per seguire una traccia che si inoltra nel valloncello culminante con il Passo dell’Agnel 2.565 mslm. Superato il torrentello emissario del Ghiacciaio di Peirabroc si prosegue sulla traccia sino ad un bivio, si trascura la diramazione verso sinistra che indica il Passo dell’Agnel e si prosegue verso destra seguendo il tortuoso sentiero che risale la ripida china detritica in direzione del vallone che ospita il Ghiacciaio del Clapier. Una volta raggiunto l’imbocco del vallone si seguono gli ometti di pietre e le tacche arancioni che appaiono sulle rocce. Dopo breve percorso sulla pietraia, data l’abbondanza di neve, si calzano i ramponi e via a risalire centralmente il nevaio. L’aria è fresca, il Sole splende anche se qualche nuvola sale dal versante francese. Giunto quasi al termine del nevaio, in prossimità della chiusura della conca, si procede, sempre su neve, verso sinistra in direzione dell’evidente Colle Est del Clapier 2.860 mslm. Il panorama sul versante francese che si offre è piuttosto cupo, nuvole provenienti da valle oscurano tutto, il versante italiano è più interessante, bianche nuvole si inseguono a valle, il Monviso svetta solitario circondato da nuvole che ne esaltano la bellezza. Si prosegue a sinistra lungo il crinale per poche decine di metri e si raggiunge la bifida Cima Viglino 2.887 mslm. Dopo aver pranzato ritorno sul nevaio, ricalzo i ramponi e ridiscendo la valle sin dove c’è neve. Una volta tolti i ramponi proseguo su sentiero verso valle, il lungo sentiero che conduce sino a Prà del Rasur per poi continuare su strada a fondo naturale sino a San Giacomo di Entracque 1.213 mslm. Tre giorni in un posto meraviglioso che non ha nulla da invidiare alle altre meraviglie italiane, tre giorni nel Parco Naturale delle Alpi Marittime.       

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Venerdì 16 agosto, si torna a pedalare seriamente, si va sul Fauniera da Demonte. La salita è ben conosciuta dai ciclisti cuneesi e non solo, con i suoi quasi 27 km è uno dei percorsi più lunghi ed impegnativi, vuoi per il dislivello, circa 1.700 metri, vuoi per le pendenze, in più tratti si arriva al 14%. La prima parte del percorso è piuttosto irregolare, appena si imbocca la salita, dopo una prima rampetta la strada spiana, costeggia il campo da calcio per poi tornare ad impennarsi per diverse centinaia di metri, si superano 3 borgate poi la strada perde quota, si attraversa il rio su un ponte e da qui si sale nuovamente, con pendenze molto variabili, da tratti di pianura a leggera discesa a strappi veri e propri sino a sbucare nella parte media del vallone, in cui si apre il paesaggio e la strada si restringe ed acquista una pendenza più regolare ed abbastanza sostenuta, attorno al 10 – 12 %. Si sale il versante prativo del vallone sino al rifugio Carbonetto e all’Azienda Agricola Valcavera, ultima fontana disponibile, da qui ci si inoltra in un ambiente più selvaggio ed impegnativo, si superano antiche costruzioni militari ormai in rovina, e si sale decisamente verso il Colle del Mulo che divalla in Valle Stura, da qui la strada concede respiro, per alcune centinaia di metri la pendenza è dolce per poi impennarsi nuovamente a doppia cifra sino a raggiugere lo spiazzo del Colle Fauniera a 2.484 mslm, dove campeggia il monumento dedicato a Pantani. Il cielo è coperto, l’aria è frasca, decido di ridiscendere subito in Valle Grana. Mi avvio, tra la nebbia ed il pessimo manto stradale procedo con cautela, sfioro il Colle d’Esischie e giù verso Castelmagno. Fortunatamente scendendo le condizioni meteorologiche migliorano, la nebbia sparisce e spunta un timido, e assolutamente gradito, Sole. Il fondo stradale è quello che è, buche, rattoppi, auto che salgono e scendono, si procede con la dovuta cautela sino a Pradleves. Da qui in poi Sole pieno, caldo ed il solito vento contrario sino a Caraglio, da qui, con qualche sbuffo si ritorna a casa.  

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Sabato 17 agosto: obiettivo Colle del Preit di Canosio.
Vanna, Paolo ed io partiamo alla volta della Val Màira, direzione Dronero. Passato l’abitato ci inoltriamo nella tortuosa valle che costeggia il Màira sino a Ponte Màrmora 944 mslm. Da qui svoltiamo a sinistra e ci inoltriamo nel Vallone di Màrmora. La strada inizia a salire con pendenze regolari e mai eccessive, costeggia un po’ da un lato, un po’ dall’altro il rumoroso e vivace corso d’acqua che da’ il nome al vallone, passiamo le due gallerie e raggiungiamo Canosio. Da qui il discorso cambia. Appena fuori dall’abitato la stretta strada acquista subito una pendenza importante, attorno al 10% e si insinua nella stretta gola che forma il Vallone di Canosio, si prosegue in un ambiente suggestivo e selvaggio, tra pareti rocciose e boschi, si superano gli abitati di Preit e Pian Preit, oltre il quale la strada sale con decisione. Si acquista rapidamente quota per raggiungere una zona molto aperta in cui la strada con alcuni tornanti ci porta al tratto culminante della salita: la lunga ed impegnativa diagonale che termina al Colle del Preit di Canosio. Dapprima la si intravede soltanto, la si intuisce, una sottile striscia che taglia obliquamente il fianco della montagna che, dal lato opposto, costeggia l’altopiano della Gardetta, poi una semicurva a sinistra ed appare in tutta la sua dura bellezza, una striscia d’asfalto che si impenna sino al 17%, un tratto di strada che non fa sconti, se hai esagerato sotto, qui paghi il conto, si sale, tanto, sino al sospirato tornate verso destra, da qui la pendenza scende al 13%, poi un tornante a sinistra, ancora un piccolo sforzo e la strada concede la tregua e lascia respirare per terminare ai 2.083 mslm del Colle del Preit di Canosio. Qui il panorama ripaga ampiamente lo sforzo profuso, l’altopiano della Gardetta si apre davanti a noi e sulla sinistra svetta Rocca la Meja. Scendiamo alla vicina Azienda Agricola La Meja per gustarci una meritata bibita e a goderci un po’ di sole in un ambiente bello e rilassante. Tornati in sella ripercorriamo a ritroso l’itinerario di salita combattendo contro l’aria che da valle sale verso monte, facciamo quasi più fatica a scendere, ma tant’è che in breve siamo a Dronero e da qui ritorniamo a casa stanchi ma molto, molto soddisfatti per la bella giornata passata a pedalare.    


Se qualcuno vuole dare un contributo a questa rubrica può mettersi in contatto con:

Cicli Giordano
Telefono: 0171/262481
Posta elettronica: info@giordanocicli.it
Internet: www.giordanocicli.it

Roberto Beraudo
Telefono: 348/8034839
Posta elettronica: robiberaudo@live.com


Aggiornamenti in corso…  

Come sempre, buone pedalate





Roberto Beraudo

 
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